{"id":2192,"date":"2021-07-17T19:12:37","date_gmt":"2021-07-17T17:12:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroaip.it\/?p=2192"},"modified":"2023-10-25T13:06:34","modified_gmt":"2023-10-25T11:06:34","slug":"il-binomio-empatico-nella-personalita-la-self-compassion-come-base-dellempatia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroaip.it\/?p=2192","title":{"rendered":"Il binomio empatico nella personalit\u00e0. La self-compassion come base dell\u2019empatia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\">Articolo della dott.ssa Laura Rapan\u00e0&nbsp; e del dott. Luca Brenna da&nbsp;Giunti Psychometrics<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.centroaip.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/93365919.binomi-empatico-della-personalita.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.centroaip.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/93365919.binomi-empatico-della-personalita-1024x538.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2191\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Le due dimensioni dell\u2019empatia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel momento in cui si fa riferimento all\u2019empatia in quanto tratto di una personalit\u00e0 equilibrata, il primo pensiero si rivolge all\u2019intersoggettivit\u00e0. Definita l\u2019empatia come la \u00abcapacit\u00e0 di identificare ci\u00f2 che qualcun altro sta pensando o provando, e di rispondere a quei pensieri e sentimenti con un\u2019emozione corrispondente\u00bb (Baron-Cohen, 2011), appare naturale considerare in rapporto ad essa la sfera relazionale. D\u2019altronde, \u00e8 l\u00ec che si esprime la potenzialit\u00e0 empatica: l\u2019altro \u00e8 il referente che consente a una facolt\u00e0 simile di esistere. <br>Tuttavia, il rischio insito in una simile rappresentazione dell\u2019empatia \u00e8 la sottovalutazione della sua base individuale, ossia di quella sfera di funzionamento intrapsichico che garantisce la convivenza solidale con il prossimo. Per esplorare tale aspetto \u00e8 necessario fare un passo indietro e considerare le due macro-componenti dell\u2019empatia. Con riferimento alla definizione proposta, queste corrispondono alla capacit\u00e0 cognitiva di capire ci\u00f2 che l\u2019altro prova o pensa (identificazione) e alla capacit\u00e0 affettiva di esperire un\u2019emozione corrispondente (risposta). La sfera cognitiva comprende difatti capacit\u00e0 pi\u00f9 specifiche come la discriminazione tra s\u00e9 e l\u2019altro, il riconoscimento delle espressioni emotive e l\u2019inferenza degli stati interni a partire dai segnali esterni, mentre la sfera emotiva riunisce facolt\u00e0 quali la comunicazione di vicinanza, il mantenimento dell\u2019intimit\u00e0 e l\u2019autoregolazione funzionale all\u2019ascolto (Goleman, 1995).<br>La presenza esclusiva, o fortemente predominante, di una delle due macro-componenti pu\u00f2 essere confusa con l\u2019empatia, ma, di fatto, corrisponde ad altri fenomeni. Laddove la componente cognitiva risulti scevra dal vissuto emotivo si pu\u00f2 parlare di&nbsp;perspectivetaking&nbsp;o di teoria della mente, dunque della capacit\u00e0 razionale di porsi nella prospettiva altrui; qualora invece la componente emotiva non sia accompagnata da processi cognitivi di analisi e di differenziazione, si \u00e8 in presenza di forme di contagio emotivo dove la distinzione s\u00e9-altro \u00e8 carente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>E\u2019&nbsp;nella sfera relazionale che si esprime la potenzialit\u00e0&nbsp;empatica<\/strong>. <strong>La \u201cself-compassion\u201d nel rapporto con s\u00e9 e con l\u2019altro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli aspetti cognitivi ed emotivi dell\u2019empatia sono dunque complessi e ci si pu\u00f2 domandare cosa vi sia all\u2019origine. Per quanto concerne l\u2019area cognitiva, occorre disporre anzitutto di una generale capacit\u00e0 di analisi degli stimoli e di astrazione tramite il processo ipotetico-deduttivo. Applicata al campo interpersonale, tale abilit\u00e0 consente di leggere in maniera accurata i segnali sociali e di dedurre, a partire da essi, lo stato interiore dell\u2019interlocutore. Con riferimento alla componente emotiva, occorre riferirsi ai tratti di personalit\u00e0 che ne costituiscono il fondamento. L\u2019empatia, dal punto di vista affettivo, si realizza tramite una corrente comunicativa fluida tra l\u2019altro e s\u00e9, in cui uno degli interlocutori si lascia permeare dal vissuto emotivo altrui, pur riconoscendolo come distinto da s\u00e9. D\u2019altra parte, la percezione di vicinanza non \u00e8 possibile in condizioni fusionali, ma solo laddove l\u2019altro risulti separato dalla propria persona. Affinch\u00e9 questo \u201ccanale preferenziale\u201d possa aprirsi, \u00e8 essenziale che si disponga di una certa quota di sicurezza e serenit\u00e0 circa i contenuti con cui si entrer\u00e0 in contatto durante lo scambio interpersonale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Un orientamento d&#8217;accettazione e apertura verso di s\u00e9&nbsp;si associa&nbsp;a un atteggiamento simile verso il mondo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 a questo livello che si colloca il passaggio dalla dimensione interpersonale a quella intrapersonale, cui si accennava sopra: la visione dell\u2019altro passa inevitabilmente per la visione di s\u00e9, poich\u00e9 il proprio s\u00e9 \u00e8 solo uno dei molteplici s\u00e9 che compongono la realt\u00e0 sociale. La considerazione di s\u00e9 \u00e8 sovente estesa agli altri, cos\u00ec come l\u2019idea che si ha degli altri si riflette sulla visione della propria persona. In quello che pu\u00f2 essere definito un gioco di specchi, l\u2019attitudine verso s\u00e9 e l\u2019atteggiamento verso gli altri s\u2019inviano riflessi reciproci, secondo uno scambio bidirezionale. <br>Si pu\u00f2 allora considerare il fatto che il fondamento della dimensione emotiva dell\u2019empatia non sia altro che un modo peculiare di rapportarsi a s\u00e9 stessi, noto come \u201cself-compassion\u201d (Neff, Rude,&nbsp;Kirkpatrick, 2007b). Si tratta di un\u2019attitudine di accettazione e accoglienza rivolta a quegli aspetti personali, e della propria vita, che non sono graditi in primo luogo a noi stessi. Si differenzia pertanto dall\u2019autostima (Leary, Tate, Adams et al., 2007;&nbsp;Neff, 2008), la quale coincide con una valutazione globale di s\u00e9 accompagnata da emozioni positive. In quanto tale, la self-compassion&nbsp;non coincide nemmeno con l\u2019auto-indulgenza, giacch\u00e9 questa pu\u00f2 comportare il disconoscimento delle proprie difficolt\u00e0 in funzione della ricerca di un piacere fine a s\u00e9 stesso. La self-compassion&nbsp;consta, nello specifico, di tre componenti (Neff, 2011): la self-kindness, la mindfulness e la common&nbsp;humanity, descritte nel relativo box.&nbsp;<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Le componenti della self-compassion<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Self-kindness: gentilezza e comprensivit\u00e0 verso s\u00e9 stessi nel momento in cui si sperimenta sofferenza o fallimento.&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li>Mindfulness: capacit\u00e0 non giudicante di osservare con consapevolezza equilibrata e apertura mentale le proprie emozioni e i propri pensieri \u201cdolorosi\u201d, senza sopprimerli o esagerarli e senza nemmeno identificarvisi.&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li>Common&nbsp;humanity: riconoscimento che la sofferenza e il fallimento sono parte inevitabile dell\u2019esperienza umana condivisa<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Proprio quest\u2019ultima area, la common&nbsp;humanity, ci impone di considerare il fatto che la self-compassion&nbsp;non sia esclusivamente \u201cself\u201d, ma abbia un\u2019accezione profondamente sociale: orientata cio\u00e8 verso il rapporto con il prossimo, rispetto al quale si percepisce un senso di comunanza (Stevens, Woodruff, 2018). Nel 2007,&nbsp;Neff&nbsp;e colleghi hanno condotto uno studio volto a indagare proprio tale aspetto (Neff, Rude,&nbsp;Kirkpatrick, 2007a). I risultati hanno evidenziato innanzitutto una correlazione significativa tra self-compassion&nbsp;e saggezza riflessiva, ovvero, la capacit\u00e0 di considerare la realt\u00e0 da pi\u00f9 prospettive, sviluppando autoconsapevolezza e insight. La self-compassion&nbsp;\u00e8 risultata significativamente correlata alla saggezza emotiva, ossia alla capacit\u00e0 di provare emozioni costruttive nei riguardi del prossimo, come la gentilezza e la simpatia. Inoltre, non \u00e8 emersa alcuna correlazione significativa tra self-compassion&nbsp;e saggezza cognitiva, ossia la capacit\u00e0 di comprendere razionalmente il mondo e le persone. Questi risultati, secondo gli autori, sono in linea con la concezione secondo cui la self-compassion&nbsp;sarebbe implicata nella componente emotiva dell\u2019empatia piuttosto che in quella cognitiva. <br>La ricerca ha poi evidenziato un\u2019associazione significativa della self-compassion&nbsp;con la curiosit\u00e0 e l\u2019esplorazione, che si esprimono nella ricerca di esperienze nuove e stimolanti. Ci\u00f2 suggerisce che un orientamento di accettazione e apertura verso di s\u00e9 si associ a un pari atteggiamento verso il mondo, predisponendo a una curiosit\u00e0 che pu\u00f2 tradursi in accoglienza del vissuto del prossimo, anche per quanto&nbsp;riguarda il dolore. Infine, lo studio ha messo in luce la correlazione tra self-compassion&nbsp;e due dimensioni della personalit\u00e0 contemplate dal modello dei Big&nbsp;Five, nella fattispecie l\u2019amicalit\u00e0&nbsp;e l\u2019estroversione. \u00c8 stato possibile evidenziare che l\u2019amicalit\u00e0&nbsp;favorisce un atteggiamento emotivamente equilibrato d\u2019interconnessione e gentilezza, tale da garantire una maggiore capacit\u00e0 di convivenza con gli altri. Per ci\u00f2 che concerne l\u2019estroversione, si \u00e8 ipotizzato che persone dotate di self-compassion, essendo contraddistinte da tranquillit\u00e0 personale e senso d\u2019interconnessione, si preoccupino meno dell\u2019impressione data agli altri e quindi abbiano meno paura di esporsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u201cIn te mi specchio\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il titolo del volume di&nbsp;Rizzolatti&nbsp;e Gnoli (2016), In te mi specchio, riassume la dinamica processuale insita nell\u2019empatia: c\u2019\u00e8 un Io che si rapporta a un Tu ben definito, o che cerca di definire, in una dinamica che non si esaurisce nell\u2019altro, ma che coinvolge costantemente il soggetto, in uno scambio continuo di rimandi tra interiorit\u00e0 e interlocutore.&nbsp; <br>Un individuo con una personalit\u00e0 socievole \u00e8 in grado di interagire piacevolmente con il prossimo, si trova a proprio agio in contesti sociali, capisce le esigenze altrui in maniera accurata. La dimensione emotiva \u00e8 centrale, poich\u00e9 si sposa con le dinamiche cognitive e plasma l\u2019empatia. L\u2019uomo che vive come una monade difficilmente si contraddistingue per la self-compassion. \u00c8 l\u2019incontro intimo con l\u2019altro a permettere di cogliere assonanze e similitudini con il prossimo, di non sentire come esecrabile la propria condizione e di viverla piuttosto come un\u2019esperienza condivisa da altre persone.&nbsp; <br>\u00c8 qui che si staglia l\u2019immagine della diade, che ha significato duplice, perch\u00e9 tale \u00e8 la sua natura. Da un lato, si tratta della doppia configurazione della self-compassion, che, di fatto, non \u00e8 mai solo individuale, giacch\u00e9 contempla un atteggiamento accettante verso l\u2019altro (ben espresso dal&nbsp;sense&nbsp;of&nbsp;humanity); dall\u2019altro, riguarda il legame tra self-compassion&nbsp;ed empatia, intese qui come poli interagenti lungo un continuum, poich\u00e9 la prima \u00e8 premessa della seconda, ma quest\u2019ultima, in un continuo gioco di rinvii, si esprime anche potenziando la compassione verso s\u00e9 stessi. Ecco perch\u00e9 si pu\u00f2 dunque parlare propriamente di binomio empatico.&nbsp;<br><strong>L\u2019incontro intimo con l\u2019altro consente di vivere la propria condizione&nbsp;come un\u2019esperienza condivisa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se la self-compassion&nbsp;e l\u2019empatia assumono un ruolo tanto fondamentale, allora \u00e8 bene chiedersi come sia possibile valutarle&nbsp;ed, eventualmente, potenziarle al fine di promuovere il benessere personale e sociale. Di fatto, entrambe trovano riscontro nel Modello alternativo del DSM-5 per i disturbi di personalit\u00e0, che concepisce come elementi di funzionamento della personalit\u00e0 l\u2019area del s\u00e9 (che comprende Identit\u00e0 e&nbsp;Autodirezionalit\u00e0) e l\u2019area interpersonale (che include Empatia e Intimit\u00e0). L\u2019empatia \u00e8 sovrapponibile all\u2019omologa dimensione Empatia, mentre \u00e8 possibile rintracciare una corrispondenza tra self-compassion&nbsp;e Identit\u00e0, giacch\u00e9 quest\u2019ultima si riferisce a esperienza unitaria di s\u00e9, autostima, correttezza dell\u2019autovalutazione e capacit\u00e0 di percepire, tollerare e regolare una gamma completa di emozioni.&nbsp;<br><br>La&nbsp;Scala del livello di funzionamento della personalit\u00e0&nbsp;(Level of&nbsp;PersonalityFunctioning&nbsp;Scale, LPFS), presentata nel Modello alternativo del DSM-5, potrebbe essere quindi utilizzata per registrare gli aspetti di self-compassion&nbsp;ed empatia. Allo stesso modo il questionario&nbsp;Dimensional&nbsp;Personality&nbsp;Assessment&nbsp;(DPA; Barbaranelli, Pacifico,&nbsp;Rapan\u00e0&nbsp;et al., 2019), che consente un\u2019accurata misurazione delle medesime dimensioni (Identit\u00e0 e&nbsp;Autodirezionalit\u00e0, Empatia e Intimit\u00e0) e che \u00e8 parimenti basato sul Modello alternativo del DSM-5, potrebbe permettere un\u2019interpretazione dei risultati alla luce della taratura italiana (Rapan\u00e0, Barbaranelli, 2019).<br><br>Un\u2019attenta valutazione permetterebbe di pianificare interventi accurati consentendo di lavorare sul&nbsp;binomio empatico&nbsp;in tutte le sue componenti: self-compassion, accoglienza dell\u2019altro, empatia. Ma come si possono coltivare questi tratti peculiari della personalit\u00e0 che ne permettono un arricchimento tantosignificativo? La risposta non \u00e8 probabilmente riassumibile n\u00e9 in termini netti n\u00e9 prettamente operativi, perch\u00e9 non fa riferimento a tecniche o metodiche standardizzate. La chiave \u00e8, molto probabilmente, qualcosa che sfugge alla parola scritta e alla concettualizzazione accademica. Il vissuto esperienziale assume un valore fortemente trasformativo e si esprime in forme molteplici: l\u2019esperienza della propria individualit\u00e0 da una prospettiva diversa; l\u2019esperienza dell\u2019altro in contesti inaspettati che ne evidenzino la somiglianza a s\u00e9; l\u2019esperienza del rapporto interpersonale da cui emerga un senso di comunanza, condivisione e armonia.<br><br>Ancora, l\u2019incontro con aspetti della propria persona inediti e mai approfonditi pu\u00f2 ampliare la consapevolezza che anche gli altri celino parti di s\u00e9 non conosciute, con cui vale la pena di entrare in contatto tramite una vicinanza empatica. Incontrare una diversit\u00e0 che incuriosisca, apra al dubbio e alla riflessione permette un moto di avvicinamento al prossimo, determinato dal desiderio di conoscere l\u2019alterit\u00e0. Sperimentare la vicinanza costante e stabile di una persona garantisce altres\u00ec un senso di sicurezza che amplia le possibilit\u00e0 di un\u2019esplorazione relazionale, di un contatto&nbsp;empatico e della self-compassion.&nbsp;<br><br><strong>Incontrare aspetti inediti della propria persona&nbsp;&nbsp;permette di stabilire una vicinanza empatica con gli altri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Bibliografia<br><br><\/strong>Barbaranelli C., Pacifico M.,&nbsp;Rapan\u00e0&nbsp;L., Rosa V., Giannini L., Giusti E. (2019), DPA \u2013&nbsp;DimensionalPersonalityAssessment, Giunti Psychometrics, Firenze.&nbsp;<br><br>Baron-Cohen S. (2012), The science of evil: on empathy and the origin of cruelty, Basic Books, New York (tr. it.&nbsp;La scienza del male. L\u2019empatia e le origini della crudelt\u00e0, Raffaello Cortina Editore, Milano 2012).&nbsp;<br><br>Bonino S., Lo Coco A., Tani, F. (1998), Empatia: I processi di condivisione delle emozioni, Giunti, Firenze.<br><br>Goleman D. (1995), Emotional intelligence, Bantam Books, New York (tr. it.&nbsp;Intelligenza emotiva. Che cos\u2019\u00e8 e perch\u00e9 pu\u00f2 renderci felici, Rizzoli, Milano 1996).&nbsp;<br><br>Leary M. R., Tate E. B., Adams C. E., Allen A. B., Hancock J. (2007), \u00abSelf-compassion and reactions to unpleasant self-relevant events: The&nbsp;implications of treating oneself kindly\u00bb, Journal of Personality and Social Psychology, 92 (5), 887-904.&nbsp;<br><br>Neff K. D. (2008), \u00abSelf-compassion: Moving beyond the pitfalls of the separate self-concept\u00bb. In H. A.&nbsp;Wayment, J. J. Bauer (eds.), Decade of behavior. Transcending self-interest: Psychological explorations of the quiet ego. American Psychological Association, Washington.&nbsp;<br><br>Neff K. D. (2011), Self-compassion. Stop beating yourself up and leaving insecurity behind, Yellow Kite, London (tr. it.&nbsp;Self-compassion: Il potere di essere gentili con&nbsp;se&nbsp;stessi, Franco Angeli, Milano 2019).&nbsp;<br><br>Neff K. D., Rude S. S., Kirkpatrick K. L. (2007a), \u00abAn examination of self-compassion in relation to positive psychological functioning and personality traits\u00bb, Journal of Research in Personality, 41 (4), 908-916.<br><br>Neff K. D., Rude S. S., Kirkpatrick K. L. (2007b), \u00abSelf-compassion and adaptive psychological functioning\u00bb, Journal of Research in Personality, 41 (1), 139-154.<br><br>Rapan\u00e0&nbsp;L., Barbaranelli C. (2019), \u00abDPA \u2013&nbsp;DimensionalPersonalityAssessment.&nbsp;An integrated approach&nbsp;according&nbsp;DSM-5.&nbsp;Test innovativo della personalit\u00e0\u00bb,&nbsp;Phenomena&nbsp;Journal, 1 (1), 74-86.&nbsp;<br><br>Rizzolatti&nbsp;G., Gnoli A. (2016), In te&nbsp;mi specchio. Per una scienza dell\u2019empatia, Rizzoli, Milano.&nbsp;<br><br>Stevens L., Woodruff C.C. (2018) (eds.), The neuroscience of empathy, compassion, and self-compassion, Academic Press, New York<br><\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Laura&nbsp;Rapan\u00e0<\/strong>&nbsp;Psicologa clinica, psicoterapeuta, supervisore associato ASPIC (Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell\u2019Individuo e della Comunit\u00e0) \u00e8 presidente dell\u2019Associazione&nbsp;CentroAip&nbsp;(Ascolto per l\u2019Integrazione Psicologica) e socia, ricercatrice dell\u2019AspicArsa&nbsp;(Associazione di Ricerca Scientifica Applicata). Svolge attivit\u00e0 privata a Roma.&nbsp;<br><br><strong>Luca Brenna&nbsp;<\/strong>Psicologo clinico e psicoterapeuta in formazione presso il CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica), conduce attivit\u00e0 psicodiagnostica in ambito clinico e psichiatrico, di sostegno psicologico e di tutoring con studenti affetti da DSA. \u00c8 socio del&nbsp;CentroAip&nbsp;(Ascolto per l\u2019Integrazione Psicologica).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo della dott.ssa Laura Rapan\u00e0&nbsp; e del dott. 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